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Gli albori della presenza ortodossa e l'oggi

Montaner di Sarmede è un piccolo paese in provincia di Trevisio, nel Veneto Orientale.

Posto alle pendici della catena montuosa del Cansiglio, all’estremo confine orientale del Veneto e al confine col Friuli Venezia Giulia, dista pochi chilometri dalla famosa località di Vittorio Veneto.

Zona di intensa attività partigiana durante il Secondo Conflitto Mondiale, vive nel dopo-guerra prima un periodo di forte immigrazione, e poi una crescente ripresa economica, alla quale contribuisce senza dubbio anche la attività sociale della Chiesa cattolica.

Questo processo di simbiosi tra Chiesa e comunità locale si spezza nel 1967, quando la popolazione del luogo, di religione romano-cattolica, alla morte del parroco, non gradisce la nomina di un nuovo sacerdote, da parte del Vescovo di Vittorio Veneto, intendendo trattenere a Montaner il Vice-Parroco. Il braccio di ferro tra il Vescovo e la comunità condurrà alla interdizione canonica di quest’ultima.

La popolazione, non rassegnata, compie allora un vero e proprio scisma costituendo in paese una comunità non cattolica. Già dalla fine del gennaio 1967 alcuni rappresentanti di Chiese evangeliche avevano iniziato ad interessarsi alla vicenda. Parlarono con la gente e si informarono circa la situazione, ma la possibilità di una conversione dell’intero paese non fu presa in considerazione seriamente.

La svolta avviene allorché una concittadina, residente a Milano, Purifica Pizzol , venuta a conoscenza della situazione, invita ad occuparsi del caso Padre Gregorio Baccolini, un sacerdote ortodosso italiano appartenente al Patriarcato di Mosca. L’Ortodossia risultava più affine alle esigenze dei fedeli, i quali – grazie anche alle vicende partigiane -, guardavano con favore a Mosca.

La sera del 26 dicembre 1967 viene celebrata a Montaner, in un garage privato, la prima Liturgia secondo il rito GALLICANO. La partecipazione del paese è massiccia; il 90% degli abitanti aderisce alla fede ortodossa.

Successivamente si occuperà di una prima formazione catechistica della popolazione un sacerdote russo-ortodosso proveniente con la propria famiglia dall’Olanda, e in un secondo tempo giungerà un altro italiano, padre Claudio Vettorazzo.

La grande dinamicità di questo popolo laborioso porterà già in quei primi anni alla edificazione di una chiesa ortodossa, dedicata alla Trasfigurazione del Signore e alla Santa Megalomartire Barbara, che sarà consacrata il 7 settembre 1969 dal Metropolita di Surosh Antonij Bloom, Esarca del Patriarcato di Mosca per l’Europa Occidentale.

Tuttavia la nuova comunità dovette affrontare numerose difficoltà, soprattutto perché l’adesione all’ortodossia fu dettata più dal risentimento nei confronti del vescovo cattolico che da un autentico sentimento di fede. A questo si aggiungevano le problematiche guide spirituali: padre Claudio Vettorazzo aveva avuto una vita religiosa piuttosto tormentata, e anche i tanti “sacerdoti” che giungevano a Montaner, non erano all’altezza, né per preparazione teologica né per vita spirituale, del loro compito.

Nel 1975 il parroco Claudio Vettorazzo viene espulso dalla Chiesa Russa e la Comunità di Montaner si trova nuovamente in un periodo di profonda confusione, riscontrabile anche nell’adesione alle varie giurisdizioni canoniche e non. Dopo un contatto con la Chiesa Greco-Ortodossa del Vecchio Calendario del Sinodo di Filì (Grecia) e la negazione di questo Sinodo all’ordinazione episcopale del Vettorazzo, quest’ultimo si rivolge alla Chiesa Assira d’Oriente (nestoriana), dove nello stesso anno viene consacrato Vescovo, a Seattle (USA), da Mar Simun XXIII°, ultimo Catholicos della linea patriarcale ereditaria Assira.

L’esperienza nestoriana del Vettorazzo, durata tra l’altro poco tempo, non ha toccato la comunità, che ha continuato a celebrare la liturgia secondo il rito bizantino, intercalato a volte dal rito gallicano, esperienza questa di una formazione di “ortodossia di rito occidentale”, sorta in Francia negli anni ’70.

Alla fine degli anni ’70, nel mezzo di aperte polemiche con la gerarchia cattolica per la “ortodossia sui generis” della chiesa di Montaner e dei suoi pastori, il susseguirsi di scandali finanziari e morali, protrattisi fino ai primi anni ‘90, portò una parte della popolazione a tornare cattolica o a smettere di praticare.

Nei primi anni ’80, la comunità, con a capo il Vescovo Vettorazzo, si rivolge alla Metropolia Ortodossa del Portogallo con a capo il Metropolita Gabriele (una chiesa legata ad uno dei sinodi vecchio calendaristi greci), e fonda la “Diocesi Ortodossa di Aquileia”. Quando Gabriele del Portogallo nel 1989 entrerà nella Chiesa Ortodossa di Polonia, anche la Chiesa di Montaner e la sua “Diocesi” entreranno nell’orbita dell’Ortodossia polacca, ottenendo una specie di “protezione canonica” da quest’ultima. Tuttavia la Chiesa Ortodossa di Polonia non ha mai annoverato tra le sue diocesi, “la Diocesi di Aquileia ed il suo vescovo Claudio Vettorazzo”.

La morte del Vettorazzo, avvenuta nel 1994, ed alcuni scandali morali scatenatisi quell’anno, portarono la Chiesa di Polonia a “disfarsi” del caso Montaner.

Su iniziativa di alcuni fedeli allora, la comunità chiese di essere accolta dalla Arcidiocesi Ortodossa d’Italia del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Nella Pasqua del 1996, l’allora Metropolita d’Italia Spyridon celebrò a Montaner il Grande Venerdì e la Funzione della Resurrezione, ma la situazione non venne chiaramente definita.

Sarà il successore e attuale Primate d’Italia, il Metropolita Gennadios che accolse ufficialmente quella comunità durante la Sua visita pochi giorni prima del Natale 1996. Per la soluzione dei tanti problemi canonici, liturgici, pastorali e relazionali ancora esistenti venne chiamato l’Archimandrita di Livorno, il padre Athenagoras Fasiolo. Da quel momento la Comunità di Montaner ebbe un riconoscimento ufficiale da parte di tutte le Chiese Ortodosse canoniche presenti in Italia e anche dalla Chiesa Cattolica.

LA SVOLTA

L’ingresso nella canonicità riconosciuta della Chiesa di Montaner, ha portato fin dal 1997 i primi frutti ed anche i primi cambiamenti in seno alla comunità. Appartenere ad una chiesa canonica ha permesso ai tanti immigrati provenienti dall’Europa Orientale di trovare in questo luogo, non solo un luogo di culto, ma anche un posto dove poter vivere la propria fede e riscoprire l’appartenenza alla unica famiglia ortodossa. Allo stesso tempo, la presenza di greci, romeni, moldavi, serbi, russi, ucraini, residenti per motivi di lavoro in questa parte del Veneto orientale, hanno fatto sì che le tradizioni religiose più caratteristiche entrassero nella Chiesa e coinvolgessero così la comunità italofona locale, che non aveva proprie radici ortodosse.

Innanzitutto la piena adesione al Typicon di Costantinopoli ha eliminato alcune abitudini estranee all’Ortodossia e dall’altra parte ha fatto risplendere tutti i tesori liturgici della Chiesa, oltre alla Divina Liturgia. Particolare rilievo hanno avuto la Grande Settimana di Pasqua del 1998, celebrata con tutta la sua maestosità e per la prima volta secondo il calendario ortodosso e non più in concomitanza con quella cattolica e la solenne festa in onore di Santa Barbara nel mese di dicembre. Grande importanza è stata data a tutte le grandi feste dell’anno liturgico e la Divina Liturgia domenicale è stata particolarmente curata, così come tutti gli addobbi della Chiesa, coinvolgendo in questo sforzo tutti i fedeli locali e gli stranieri presenti. I giovani e soprattutto i giovani del Coro della Chiesa hanno contribuito al cambiamento, reagendo positivamente e con fervore ai mutamenti per rendere la Liturgia stessa e la musica più consone al rito bizantino. Di particolare rilievo la capacità del Coro di mutare la lingua liturgica seguendo in questo il Celebrante. La Liturgia infatti ancor oggi viene celebrata in italiano, intercalando alcune parti di essa in greco, slavo ecclesiastico e romeno.

Anche altri momenti liturgici hanno visto crescere la loro importanza, come la commemorazione di defunti, i tanti battesimi ed i matrimoni, la benedizione delle case (AgiasmoV), la benedizione dell’Olio (Eucelaion), così come la predicazione domenicale.

Una pastorale quindi molto semplice, soprattutto liturgica, che desse risalto e centralità alla Eucaristia. Una pastorale che si occupasse dei bisogni dell’uomo con attenzione e con riferimento alla Sacra Scrittura e ai Padri della Chiesa.

La problematica maggiore restava però il rapporto relazionale inter-familiale ed intra-familiare, ma anche con le istituzioni esterne. Tanti anni di lotta tra le comunità ortodossa e cattolica del paese, la prima perché si sentiva una minoranza in continuo pericolo di sopravvivenza, – la seconda perché non riconosceva – a ragione in quel tempo -, una dimensione canonica ortodossa regolare alla prima, avevano portato a divisioni trasversali anche nelle famiglie, che alla morte di qualche congiunto, disputavano la salma per la celebrazione di funerali ”ortodossi” o cattolici. Anche la stampa locale non era mai stata tenera con questa comunità che in quegli anni, dopo un inizio glorioso, perdeva i pezzi sotto il peso di scandali finanziari e morali. Non solo non si parlava di rapporti ecumenici, ma neppure di rapporti “civili”.

Appena giunto l’archimandrita Athenagoras si trovò a fronteggiare questa situazione convulsa. Non apparteneva alla comunità del passato, di cui però ne portava il peso -, e doveva traghettare la nave verso il futuro. Innanzitutto si presentò ufficialmente alle Autorità religiose cattoliche, segnalando il cambio di rotta della chiesa di Montaner con l’ingresso nella Arcidiocesi Ortodossa d’Italia; poi fin dall’inizio portò i fedeli a prendere coscienza della propria appartenenza, chiarendo che chi era ortodosso aveva degli obblighi religiosi ben precisi, come per esempio la non possibilità di ricevere la Santa Eucaristia anche nella Chiesa cattolica e viceversa; inoltre chiarendo ai propri fedeli che “l’altro” non doveva essere più inteso come un nemico, ma come un fratello da amare e comprendere. Certamente questo ha portato all’allontanamento delle persone “tiepide” nella fede ortodossa, ma ad una maggior presa di coscienza di chi invece vedeva il cristianesimo ortodosso, come il cristianesimo delle origini. Lentamente questa più profonda conoscenza di sé ha allontanato nei fedeli ortodossi locali la “sindrome della minoranza” e ha migliorato i rapporti inter-familiari ma e soprattutto quelli intra-familiari. Anche i rapporti con le Autorità civili e con la stampa hanno beneficiato di questa nuova primavera, in quanto queste si lasciarono subito coinvolgere dalle nuove attività che questa comunità ortodossa proponeva. Finalmente la realtà locale riconosceva che a Montaner esistevano due chiese cristiane, quella cattolica e quella ortodossa, con pari dignità ed entrambe disponibili a collaborare per la crescita del bene comune.

L’atto finale di questa svolta si ebbe alla fine del 1998, quando anche tutte le proprietà della Comunità vennero donate alla Arcidiocesi d’Italia, con la clausola che quest’ultima potesse istituire in esse una parrocchia, o un centro culturale o un monastero.

IL PRIMO MONASTERO FEMMINILE IN ITALIA DEI TEMPI MODERNI

Alla fine del 1999 giunse all’archimandrita Athenagoras una richiesta di per sé stessa normale e allo stesso tempo insolita, da parte di una famiglia greca ateniese. La γιαγια, ossia la nonna di questa famiglia di Glyfada, un quartiere periferico nel sud di Atene, di nome Barbara sognava da tanti anni San Ambrogio di Milano, e il Santo chiedeva a nonna Barbara di fare dipingere la propria icona e di inviarla ad una Chiesa ortodossa nel Nord Italia – dove aveva vissuto San Ambrogio – dedicata alla Santa Megalomartire Barbara, la patrona appunto della nonna. La famiglia ateniese, a seguito delle continue insistenze della nonna, trovò che nel Nord Italia l’unica Chiesa Ortodossa, dedicata a Santa Barbara era quella di Montaner, e a questa inviò l’icona.

L’icona giunse a Montaner nei primi mesi del 2000 e quando il padre Athenagoras ringraziò la famiglia per i nobile gesto e chiese notizie della salute della nonna, si sentì rispondere: “Ora la nonna non solo sogna il Santo, ma questi le dice che l’icona sarà custodita in quella Chiesa dalle monache….”. Nell’agosto dello stesso anno giungeva a Montaner da Creta la Gerontissa Sebastiana assieme ad una novizia per valutare la possibilità di fondare un nuovo Monastero, il primo Monastero Ortodosso femminile in Italia dell’epoca moderna.

CRONOLOGIA E STORIA DELLA COMUNITA’ DI MONTANER E DEL SACRO MONASTERO EPARCHIALE DI SANTA BARBARA

1967 – Scisma di Montaner. La locale comunità si dissocia dalle scelte del Vescovo di Vittorio Veneto sulla scelta del nuovo parroco. Dopo quasi un anno di rivolta, la comunità abbandona il Cattolicesimo e diventa Ortodossa.

1967 – 26.12 – Prima Divina Liturgia Ortodossa a Montaner, celebrata dal p. Gregorio Baccolini (Chiesa Russa)

1969 – La Comunità locale costruisce la prima Chiesa Ortodossa, col contributo di tutti i fedeli.

1969 – 07.09 – Inaugurazione della Chiesa. La funzione della consacrazione è celebrata dal Metropolita di Sourozh Antonij Bloom, Esarca del Patriarcato di Mosca in Europa Occidentale.

1970-1988 – La comunità aderisce a varie Chiese non canoniche (Vecchio-calendaristi, Siro-malankarici-Chiesa del Portogallo).

1988-1994 – La Chiesa Ortodossa di Polonia offre una protezione canonica alla Comunità di Montaner e a quella di Alghero.

1995 – La Chiesa Ortodossa di Polonia lascia Montaner. Il Consiglio Parrocchiale si rivolge alla Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, chiedendo di essere accolta.

1995 – 16.04 – L’allora Metropolita d’Italia Spiridione, visita Montaner e celebra la Funzione della Santa Passione e dell’Epitaphios per il Grande Venerdì.

1996 – 15.12 – Sua Em. il Metropolita d’Italia Gennadios, accompagnato dal Parroco di Livorno p. Athenagoras, visita la Chiesa di Montaner e si intrattiene con i fedeli, per decidere se accettare la comunità.

1997 – Marzo – La Arcidiocesi accetta la Comunità di Montaner nella sua giurisdizione. L’Archim. Athenagoras cura il passaggio e la pastorale della Parrocchia.

1997 – 03.12 – Per la prima volta, S. Em. il Metropolita Gennadios, accompagnato da sacerdoti di diverse giurisdizioni ortodosse, celebra solennemente i Vesperi per la Festa di Santa Barbara.

2000 – 17.08 – Arrivo della Gerontissa Sevastianì con una sorella, per valutare le possibilità di costituire una Comunità monastica femminile.

2000 – 22.10 – l’ex Consiglio Parrocchiale di Montaner, decide alla unanimità, la donazione di tutte le proprietà mobiliari e immobiliari alla Arcidiocesi. Viene redatto il documento ufficiale di donazione.

2000 – Novembre – Arrivo della Icona taumaturgica di San Ambrogio di Milano. La icona è donata da una famiglia greca di Glyfada (Atene), la cui nonna, di nome Barbara, sogna il Santo da tantissimi anni. Nei sogni il Santo chiede che venga scritta la sua Icona e mandata nella unica Chiesa Ortodossa dedicata a Santa Barbara nel Nord-Italia, “affinchè le monache la custodiscano”.

2001 – 31.01 – Tutte le proprietà mobiliari ed immobiliari della già Parrocchia di Montaner divengono ufficialmente parte della Sacra Arcidiocesi d’Italia. Il documento di accettazione è sottoscritto da S. Em. il Metropolita Gennadios.

2001 – 14.06 – Giunge la seconda Icona taumaturgica di San Ambrogio di Milano, dono di Sua Beatitudine l’Arcivescovo di Cipro Crisostomo I°.

2004 – 19.12 – Intronizzazione ufficiale come Igumena del Monastero della Gerontissa Sevastianì.

2007 – 16.11 – Primo Convegno pastorale del Clero della Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta, organizzato e tenuto presso il Monastero, con tema: “La presenza ortodossa in Italia oggi”.

2008 – 17.01 – Prima tonsura di una monaca nel Monastero di Santa Barbara da parte di S. Em. il Metropolita Gennadios.

2008 – 05.03 – Visita ufficiale al Monastero di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I°, accompagnato dal Metropolita d’Italia e Malta Gennadios, dal Metropolita di Calcedonia Atanasio e dal diacono dr. John Chrissavgis. Il Patriarca, accolto dalle maggiori Autorità civili, militari e religiose, dopo la Dossologia, ha condiviso con le autorità la mensa monastica.

2010 – 24.03 -  Approvazione dello Statuto Ufficiale del Sacro Monastero Eparchiale di Santa Barbara Megalomartire.

2011 – 08.04 – Prima Funzione dell’Inno Akathistos e donazione della Icona Taumaturgica della Vergine Glykofiloussa, al Santuario-Metochion della Vergine “Piena di Grazia” (IV secolo) a Grado (GO).

2011 – 12.05 – Benedizione della Icona dei Santi Martiri Vittore e Stafania e prima Liturgia ortodossa nel Santuario-Metochion del Monastero, (X secolo) a Feltre (BL).

2011 – primavera: Inizio dei primi lavori di restauro del Monastero di Santa Barbara, grazie al contributo e al sostegno di tanti amici, soprattutto da Cipro.

2012 – 01,02.05 – Incontro nazionale di spiritualità, organizzato dal Monastero, con tema: “Il contributo ed il ruolo del monachesimo nella Chiesa”.

2012 – 03.05 – Dopo mille anni, S. Em. il Metropolita Gennadios celebra la prima Divina Liturgia archieratica nella Chiesa della “Vergine Piena di Grazia”, Santuario-Metochion del Monastero, a Grado (GO).

2013 – 14.12 – Il Monastero subisce un grandissimo incidente.  Mentre tutti si stanno preparando al Santo Natale ormai prossimo, un cortocircuito provoca un vasto e rovinoso incendio alla Chiesa e al Monastero. La Chiesa ne risulta distrutta, le pitture sono perse, le icone annerite. Solo le Sante Reliquie lì custodite e la Icona miracolosa di Santa Barbara rimangono intatte. Sembra la fine, ma nessuno subisce danni, è già un miracolo.

2014 – 01.03 – Costituzione del Comitato “Amici del Monastero di Santa Barbara” per la ricostruzione della Chiesa e del Monastero. I Soci promotori del Comitato, appartengono a varie nazionalità etniche di fedeli che fanno capo al Monastero e che risiedono in Italia.

2014 – 29.04 – Viene aperta la Campagna di raccolta fondi “10 EURO PER UN MATTONE”. Un grande numero di Soci Organizzatori, riconoscibili da Autorizzazione del Comitato, propongono l’acquisizione di un MATTONE (una ricevuta numerata) per ogni 10 Euro donati. Ogni Donatore può far scrivere il proprio nome, o quello di un suo caro, anche defunto, per essere trascritto nell’Altare della nuova Chiesa. Serviranno almeno 150.000 mattoni.

2014 – 05.11 Inizio dei lavori di demolizione della vecchia Chiesa di Santa Barbara.-

2015 -10.06 Primo Incontro Ecumenico di Preghiera con il Vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo, nella Chiesa di Santa Cecilia. Il Vescovo, accompagnato dal Parroco di Montaner, don Raffaele Baccega, sarà ospite alla Tavola Monastica.

2015 - 01-16.08 Quindicina della Dormizione. Tutte le funzioni, per la prima volta dopo mille anni, vengono tenute a Grado (GO), nella Chiesa della Vergine "Piena di Grazia" (conosciuta come Basilica delle Grazie).

2015 - 12-13.09 Visita del Vescovo di Mesaorias Gregorios, Auslialiare dell'Arcivescovo di Cipro Crisostomos II.

2016 - 27.11. Posa della Prima Pietra  del nuovo Complesso Monastico e della Chiesa da parte di S. Em. il Metropolita Gennadios, alla presenza di tantissime Autorità e di una folla di fedeli.

2017 - 8-14.05. Dal Monte Athos, dal Monastero di Vatopedi giunge copia della Icona miracolosa della Panagia Paramythia, la Vergine della Consolazione, dono dell'Igumeno p. Efrém, accompagnata da Padre Antipa e altri monachi aghioriti. A Montaner la Icona viene accolta dal Metropolita Gennadios e dal Vescovo di Vittorio Venneto Corrado (Pizziol) e da tantissime autorità e da una folla di fedeli Ortodossi e Romano-Cattolici. Accolta nella Piazza di Montaner è stata accompagnata in processione fino alla Chiesa di Santa Cecilia. Nei giorni seguenti laTrieste Santa Icona è stata portatanella Chiesa Greca di San Nicola a Trieste, accolta dal Vescovo Serbo Andrej e dal Vescovo di Trieste, a Rimini, a Udine nella Chiesa Russa e a Mestre nella Chiesa Moldava.

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